Santa Restituta, la più antica chiesa della Valle Roveto.

 

Al centro della Valle, nella chiesa omonima, è custodita la più antica immagine di

S. Restituta, patrona di Sora e della sua diocesi.

 

Dopo la caduta dell’Impero Romano, la Valle Roveto, che fino ad allora aveva risentito dei benefici della  “pax romana”, dovette subire l’invasione dei più svariati eserciti stranieri. Probabilmente, quell’antico abitante della Valle Roveto, che alla fine del III secolo d.C., nascose un cospicuo numero di monete nell’attuale Santa Restituta (frazione di S. Vincenzo Valle Roveto), lo fece proprio per sottrarle alle invasioni dei barbari: forse si trattava di Pomponio Gratino, magistrato di Antinum (oggi Civita d’Antino).   

Infatti, il luogo nel quale sono state  ritrovatele monete è vicino a quello in cui sorgeva la sua villa, ciò è testimoniato dall’iscrizione sepolcrale che questi aveva preparato per sé quando era ancora in vita e che si trova ora nel cimitero accanto alla chiesa.

Purtroppo per lui non potè servirsi del suo piccolo tesoro, visto che le monete sono state rinvenute per puro caso, durante lo scavo della rete fognaria  della frazione, nel 1973.

 

 

             

 

Questa lapide si trova oggi nel cimitero di S.Restituta (Le Rosce), frazione di S.Vincenzo Valle Roveto. Fu rinvenuta nel territorio della frazione anzidetta, che fece parte un tempo certamente dell'agro antinate.

Si tratta di una iscrizione sepolcrale, che Gratino, magistrato di Antino, aveva preparata per se, ancora vivente.

                           

                                                                       

                Ma torniamo alla chiesa di S. Restituta . La scelta del luogo per la costruzione della chiesetta, dove sorge ora la chiesa moderna, non fu affatto casuale. Qualche anno fa, durante la costruzione di alcuni campi da tennis, proprio nelle immediate vicinanze della chiesa, vennero alla luce tracce di sepolture risalenti al III e IV secolo d.C. Ma fin dal secolo scorso molte altre tombe furono ritrovate nelle vicinanze, segno questo che il luogo era interessato da una antica necropoli. Siamo in presenza, quindi, di un luogo sacro che tale rimase, anche dopo l'avvento del Cristianesimo, che proprio in quel periodo dalle grandi città si andava diffondendo nei piccoli centri. Fu lì che un devoto costruì una piccola chiesa vicino alla sua tomba, e la dedicò a S. Restituta, il cui martirio avvenne a Sora al tempo dell'Imperatore Aureliano: e ciò ebbe una vasta eco tra le popolazioni locali. Il primo documento storico in cui si trova menzione della chiesa di S. Restituta è del 972 e si legge nel Chronicom Antiquum di Leone Ostiense. In seguito, il suo nome viene riportato da numerosi documenti ecclesiastici spesso legato al paese di Morrea, antichissimo castello e borgo medievale. Come tutte le antiche chiese della valle anche la parrocchia di S. Restituta, venerata insieme a S. Bartolomeo, aveva dei beni, di cui il prelato che ne curava il culto, se ne serviva per il proprio sostentamento. Solo dopo la costruzione dell'attuale S.S. 82, nel 1844, la chiesetta non rimase più isolata e, dopo il terremoto del 1915, numerose abitazioni furono costruite lungo la strada e davanti la chiesa. Nel 1920 la chiesetta di campagna cambiò aspetto: infatti su di essa se ne costruì una moderna che incorporò quella antica. Tuttavia nel 1944 una bomba la distrusse e venne di nuovo ricostruita più bella e più grande nei primi anni '50. Ma un'importante scoperta per la nostra valle, venne fatta da padre Raffaele Di Giuseppe, parroco di S. Restituta e di S. Vincenzo V. R. dal 1972 al.... Nella cripta della chiesa, usata come ripostiglio e cantina, c'erano i resti di un sarcofago al cui fianco, sulla parete appariva un affresco molto rovinato che faceva intravedere l'immagine della santa. Anche sul lato opposto notò i resti di un affresco: un particolare di esso, la stola, faceva pensare alla raffigurazione di S. Bartolomeo a cui, insieme a S. Restituta, era dedicata la chiesa. Padre Raffaele nel 1975, dopo aver informato le autorità ecclesiastiche, fece restaurare l'affresco della santa dal prof. Biagio Cascone, maestro restauratore dei Musei Vaticani. I risultati si possono vedere nell'attuale chiesa. Durante il restauro, è ricomparsa anche una scritta a caratteri longobardi, alla destra del capo della santa a conferma del fatto che l'affresco ritrae proprio S. Restituta. La perizia del restauro del prof. Cascone, dopo una descrizione delle operazioni di ripulitura e di distaccamento della pittura, indica che l'affresco, di stile longobardo, risale al IX secolo d.C. Così, al centro della Valle Roveto, nella piccolo chiesa di S. Restituta, è custodita la più antica immagine della santa, patrona di Sora e della nostra diocesi.  

 

Restituta era una ragazza romana, che viveva nella regione di Trastevere (quartiere di Roma) al tempo dell'imperatore Aureliano (270-275 d. C.). Essendo ricca e molto bella, numerosi pretendenti la chiedevano in sposa, offrendole magnifici doni. La fanciulla però voleva conservare la sua illibatezza e preferiva restare chiusa in casa a pregare. Chiedeva al Signore di essere protetta e difesa, ma in sogno le apparve il diavolo, che le predisse la morte per decapitazione. Restituta,scacciato il demonio facendosi il segno della croce, supplicò il Signore. Dio fece allora scendere dal cielo un angelo e la fece trasportare in volo fino a Sora. Qui la fanciulla compì numerosi miracoli, facendo convertire al Cristianesimo una moltitudine di persone. Ben presto la notizia di questi avvenimenti giunse al console di Sora, Agacio, che fece condurre Restituta nel suo palazzo.                                                                                  Colpito dalla sua bellezza, Agacio la chiese in sposa e, avendo ricevuto un netto rifiuto la fece dapprima imprigionare e poi torturare duramente; ma quello che ottenne fu solo la conversione alla fede Cristiana degli stessi torturatori e carcerieri. A questo punto il console condannò a morte Restituta e i suoi seguaci, facendoli decapitare e facendone gettare le teste nel fiume.                                                                                          Il popolo, raccolto il corpo insepolto della martire e trasportatolo in città, lo seppellì in una chiesa che in seguito venne dedicata alla santa.                                                              Dopo sette giorni la vergine apparve in sogno ad Amasio, vescovo di Sora, rivelandogli il posto preciso in cui avrebbe ritrovato la sua testa. Accompagnato da una folla di fedeli, Amasio riportò in città il capo della santa e lo riunì al suo corpo.