... un po' di storia!!!            

 

 

Questo studio sicuramente non è un’opera completa, tutt’altro, ma è solo un riepilogo personale della storia del nostro paese troppo spesso ignorato e trascurato. È sicuramente un omaggio al paese dove nacque mia madre ed i nostri genitori diversi anni fa e dove siamo cresciuti, apprezzandone la bellezza della natura e l’incanto del paesaggio, trascorrendovi diverse vacanze estive della nostra vita. Spero che anche i nostri figli nel corso della loro vita sappiano amarne i suoi monti, i panorami, i paesaggi, i ruscelli e le campagne, come noi ne siamo rimasti innamorati  nella nostra.  Altri domani spero che possano integrare questo mio e addirittura far meglio.  

La storia della frazione di S. Restituta si unisce e avanza parallelamente a quella di Morrea. Primi segni di vita nella Valle Roveto furono narrate dallo scrittore latino Plinio il Vecchio (nel 50 d.C.) che elencò nel suo libro “III delle Storie del Mondo”, le terre d’Abruzzo, come le più forti e valorose d’Italia. Dovette essere Morrea, così come Morino e finanche il territorio di Canistro, in tempi remoti un avamposto dell’antica Antino (Civita d’Antino), se non all’epoca della Repubblica Romana, almeno durante l’Impero. Qualche lapide romana che ricorda Antino, furono trovate nel loro territorio, come quella ora conservata nel cimitero di S. Restituta (Le Rosce), potrebbe essere un indizio di quanto asserito.

Questa lapide si trova oggi nel cimitero di S.Restituta (Le Rosce), frazione di S.Vincenzo Valle Roveto. Fu rinvenuta nel territorio della frazione anzidetta, che fece parte un tempo certamente dell'agro antinate.

Si tratta di una iscrizione sepolcrale, che Gratino, magistrato di Antino, aveva preparata per se, ancora vivente.

 

 

Qual è l’interpretazione etimologica di Morrea? Secondo alcuni studi la parola Morrea trova origine dalla voce Mons (monte): lo dice chiaro la sua posizione a ridosso dei monti. In seguito la parola mons, unita ad altra voce, come regis (del re) ha dato il nome composto di Morrea (monte del Re): questa è l’interpretazione degli storici.

Gisulfo II, duca di Benevento, venne dalla Campania nel 702 al tempo di Papa Giovanni VI,  incendiando e devastando tutto, e, dopo aver occupato Sora, Arpino ed Arce, giunse con le sue milizie fino ad una località chiamata Horrea, nei cui pressi si accampò.

Quella Horrea, che mai si è potuta identificare con esattezza, non potrebbe essere proprio Morrea? A parte l’interpretazione che possiamo dare della località, non si può nascondere che tra tutti i luoghi della Valle Roveto Morrea è il paese che, dopo Civita D’Antino, compare più presto nei documenti di storia.

Prima dell’anno mille si accenna in una donazione a Morrea o Morreo. Un documento di Montecassino parla della chiesa di S. Restituta, posta in territorio di Morrea.

Antico pugnale, del periodo Romano, rinvenuto nella Valle Roveto.

Doveva essere abbastanza vasto il suo territorio se fino a tre secoli fa i paesi di S. Vincenzo Valleroveto e di S. Giovanni Valleroveto furono chiamati Casali di Morrea e, Castronovo fu detto addirittura Castrum Morrei, in altre parole Castello di Morrea.

Certamente in tempi difficili, come quelli medievali, funestati da guerre e da briganti, ebbe Morrea il privilegio di una sicura e forte posizione. Costruito in alto, il paese, che aveva a ridosso la montagna e davanti, come ai fianchi, precipizi e strapiombi, poteva essere in quei tempi una fortezza imprendibile.  

Il 13 febbraio 962, col privilegio dell’imperatore Ottone I, la Marsica fu inclusa fra le terre donate alla Santa Sede dai conti dei Marsi che continuarono ad avere supremazia e autorità su tutta la contea, pur se sottomessi e devoti alla Sede apostolica.

Nel 1089 si torna in documenti ufficiali a parlare di Morrea. In una donazione fatta al ricco monastero benedettino di S. Maria di Luco, al tempo dell’abate Aligerno e di Rainaldo, conte dei Marsi, si fa parola anche delle chiese di S. Restituta, già nota per il documento del 962, precedentemente accennato, di S. Nicola in Balsorano e di S. Maria in Morrea. Queste chiese e con esse Morrea saranno nominate continuamente in tutti i privilegi pontifici ed imperiali dei secoli posteriori. Di queste chiese solo quella di S. Restituta resta ancora in piedi, anche se completamente ricostruita dopo il bombardamento del 1944; le altre sono già un lontano ricordo.

Un’altra conferma che il territorio di Antino sia stato un tempo più vasto dell’attuale comune di Civita d’Antino, risulta anche dalla Bolla di Lucio III del 1183 in favore della parrocchia di S. Stefano, la chiesa madre di Civita d’Antino. Questa parrocchia possedeva nel secolo XII cappelle, benefici e terre a Morino e ai confini di Meta (oggi frazione di Civitella Roveto) e di Morrea (oggi frazione di S. Vincenzo valle Roveto).

Nel catalogo dei Baroni del 1173 Morrea apparteneva, come l’intiera Valle Roveto, alla Contea d’Albe ed aveva circa 250 abitanti. Il 28 ottobre 1279 anche i feudatari della Valle Roveto erano passati sotto il re angioino Carlo d’Angiò, come da scrittura davanti al Giustiziere d’Abruzzo che risiedeva a Sulmona. Furono rappresentate in quell’occasione, oltre alle tasse che risultarono pagate, come recita lo scritto, le terre di Civita d’Antina, di Canestro, di Civitella, di Castelnuovo di Rendinaria, di Morino, di Valle Sorana e di Morreo.

Nel 1293 tra le terre di Oddo di Toucy, secondo marito della contessa d’Albe Filippa di Celano, e perciò conte d’Alba, vi apparteneva la Valle Roveto sino al 1316; solo più tardi, dopo varie turbinose vicende, cui dovettero soggiacere la Marsica e la Valle Roveto, passò prima al Contado di Celano e poi, come ho già accennato alla Baronia di Balsorano.

Morrea e le sue frazioni, terra d’Abruzzo Ultra e del Contado di Celano, ai tempi di Carlo V, aveva 850 abitanti, 945 nel 1595, 970 nel 1669. E’ chiaro che in questi numeri sono compresi anche gli abitanti dei Casali di Morrea sopraccitati. Infatti, il vescovo Piccardi (1663) trovò in Morrea soli 285 abitanti ed il vescovo Gagliani 333 abitanti nel 1703.

Fu un comune autonomo per molto tempo. Si contavano a Morrea 353 abitanti nel 1806 e 400 nel 1838. Nel 1931 Morrea aveva 446 abitanti e S. Restituta (Le Rosce) 263.

Al tempo in cui Morrea era comune autonomo erano eletti come amministratori due sindaci “a voti segreti”.

Il Catasto di Morrea, che veniva considerata ancora nel 1748 paese centrale dei Casali di S. Vincenzo Valleroveto, di S. Giovanni Valleroveto e di Castronovo, veniva portato a termine in quello stesso anno.

Nel 1806 fu aggregato il comune di Morrea assieme a quello di S. Vincenzo, a Morino e a Castronovo al comune centrale di Civita d’Antino.

Dal 1816 Morrea e S. Restituta (Le Rosce) passano definitivamente a far parte del Comune di S. Vincenzo valle Roveto.

Anche Morrea restò divisa dal terremoto che sconvolse la Valle Roveto la mattina del 13 gennaio 1915, pochi minuti prima delle 8.  In pochi secondi un terremoto violento e distruttore seminò nei nostri paesi la rovina, la desolazione e la morte. Qualche paese fu raso al suolo, altri paesi ebbero danni ingenti, molte chiese crollarono e seppellirono sotto le macerie il sacerdote che celebrava e i fedeli che ascoltavano la Messa. Così avvenne a Meta e a Canistro. Circa 500 furono le vittime del terremoto del 1915. Gravissima fu la prova e ancora una volta la Valle Roveto sperimentò la durezza della malasorte e le avverse potenze della natura. Da Morrea molte famiglie discesero all’altezza della Nazionale 82, dove già sorgevano delle case. Oggi dalla chiesa di S. Restituta, distrutta dai bombardamenti nella seconda guerra mondiale e dopo ricostruita, fino al bivio di Castronovo si allunga una fila di costruzioni. Così il vecchio paese, che ebbe una sua storia, a causa delle conseguenze del terremoto e in seguito all’emigrazione, vive delle sue memorie e del suo passato.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale la Valle Roveto divenne all’improvviso con la Campania, l’Abruzzo e il Lazio teatro di guerra. Dopo l’8 settembre 1943 e l’invasione della Sicilia e dell’Italia meridionale da parte dell’esercito anglo-americano, attraversarono in continuazione armi ed armati, mentre il suo cielo veniva solcato da stormi e stormi di aereoplani, i quali, anche se non si accanivano troppo contro gli abitati, sottoponevano spesso l’arteria principale della valle, la Nazionale 82, dove passavano molti dei rifornimenti delle truppe tedesche, a massicci bombardamenti. Tutti ricordano le sofferenze dei nostri paesi dal settembre 1943 al principio del giugno 1944. La Valle Roveto diventò la terra di nessuno, occupata dalle truppe tedesche, ma dimenticata dal Governo che si era riformato. Gli abitanti di fondo valle, specialmente negli ultimi giorni che precedettero il passaggio degli anglo-americani, si videro costretti dagli eventi che incalzavano ad abbandonare le case e a trovare nei paesi situati più in alto asilo e salvezza. La liberazione della Valle Roveto, che aveva conosciuto i rigori di quell’inverno, gli stenti, le ristrettezze di tutti i beni di consumo, il terrore della rappresaglia tedesca, le paure notturne e diurne di eventuali improvvisi bombardamenti aerei, avvenne ai primi giorni del giugno 1944. Quando ripassarono in ritirata le truppe tedesche, dirette verso nuove linee di difese, saltarono in aria durante la notte, già in precedenza minati, i ponti della ferrovia   Roccasecca-Avezzano e della Nazionale 82, che avevano assistito per mesi al passaggio di soldati e di carri armati. La guerra con la sconfitta lasciò solo rovine, la desolazione e la miseria. La popolazione della Valle Roveto, ancora terrorizzata, rientrò nelle sue case, senza risorse e senza mezzi. Ma era già una grossa fortuna averla fatta franca fra tanti pericoli. Si riprese da capo a costruire, a vivere liberamente, a sperare nell’avvenire.        

La chiesa di S. Restituta, che sorge al Km. 31 della Nazionale, esistente già nel secolo X, fu ricostruita dalle fondamenta dopo il bombardamento che, nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, la distrusse.

 

  Affresco rafficurante S.Restituta

 

 

L’altezza di Morrea Superiore sul livello del mare è di m. 760, quella di S. Restituta (Le Rosce) è di m. 413.

Morrea e S. Restituta sono paesi d’agricoltori e pastori. Ottimi sono i pascoli della vicina montagna per i bovini ed anche le capre, come in tutti i paesi della Valle Roveto, è allevata e le sue carni squisite sono apprezzate dagli abitanti locali e dai forestieri. Inoltre il suolo di prevalenza sassoso delle campagne produce un buon vino ed un ottimo olio, perché le sue colline sono bene esposte e abbastanza riparate dai venti. Sono in piena efficienza nel posto diversi frantoi elettrici per la produzione del fantastico olio extravergine d’oliva ed un mulino ad acqua.

Morrea aveva 426 abitanti nel censimento del 1951, mentre S. Restituta (Le Rosce) ne aveva 312. Nel 1961 troviamo 256 abitanti a Morrea e 274 a S. Restituta.

   

 

Maurizio Crocesi

 

   

 

S. Restituta, 28/10/2001

BIBLIOGRAFIA: Gaetano Squilla – Valle Roveto nella geografia e nella storia. Ente Fucino, 1966.